Hello, Darkness

Program Curatorial Framework
a cura di Linda Di Pietro, Elisa Ferrari, Lorenzo Carni

Hello Darkness

“But the imagination curls into a knot when he comes to the screamingly deepest and coldest waters of the hadal zone, with the vast brain-flattening pressure of eight tons per square inch. Even in that intense place there is life” 
— The Hadal Zone, Annie Proulx

“La luce non cancella l’opacità. Le danza attorno”
— Édouard Glissan

Hello, darkness.
Non come una resa, ma come un saluto


Nel tempo dell’iper-esposizione, è un invito a esplorare l’oscurità in tutte le sue forme: dal buio dell’abisso, dove alcune specie prosperano senza luce, sviluppando percezioni, alleanze e bioluminescenze, al buio del nostro presente instabile e feroce, segnato da crisi ecologiche, affettive, sociali e politiche.

Salutare questa oscurità non rifuggendola, attraversandola, riconoscendola come spazio di possibilità, significa saper guardare il buio del proprio tempo, senza distogliere lo sguardo, cogliendo in esso non una fine ma una possibilità ancora inaccessibile. (Agamben, Che cos’è il contemporaneo?)

HELLO DARKNESS è il programma pubblico di BASE


Uno spazio di ascolto per epistemologie sommerse e intuizioni che emergono dall’invisibile. È la terza tappa della trilogia che BASE dedica alle relazioni — dopo The Convivial Laboratory (2024) e Making Kin (2025) — un percorso che, a partire dal pensiero di Donna Haraway, immagina forme di cura tra umani, non umani e più-che-umani e nuove modalità di coabitazione sensibile. 

HELLO DARKNESS non si chiude in un’unica interpretazione


È un campo di tensioni e possibilità, in cui l’oscurità diventa condizione fertile, luogo di resistenza e cantiere di futuri desiderabili. Esplorando le crepe del presente, il programma pone la pratica artistica e culturale al centro di un ribaltamento delle infrastrutture consolidate e delle gerarchie predefinite, aprendo scenari inattesi, immaginando ecologie, città e società alternative, intrecciando design, arte, tecnologie, e forme di relazione con altre intelligenze. 
In questo orizzonte, assumiamo l’opacità come orientamento etico ed estetico. Seguendo Édouard Glissant, l’opacità non è oscuramento ma possibilità relazionale: un modo di abitare l’alterità senza ridurla né assorbirla, preservando la complessità del reale e la vitalità del mistero. L’oscurità non è assenza: è origine di nuove forme di presenza, convivenza e bellezza. 

In un presente dal respiro affaticato, l’opacità si rivela rigenerativa


Nel buio si attivano geografie affettive, presenze non lineari, reti sottili di alleanza. Come ricorda Alexis Pauline Gumbs in Undrowned, possiamo imparare dai mammiferi marini: modulare il respiro, immergersi e riemergere, coesistere con la pressione. L’“undrowning” diventa una pratica politica e sensoriale per riformulare ritmi, gesti e possibilità della cura — respirare nella pressione, non contro di essa; muoversi tra correnti senza esserne travolt; riemergere non solo spint dal trauma, ma per scelta. 

Immaginiamo atti di cura reciproca per muoverci, collaborare e abitare l’oscurità con consapevolezza e intenzione. Luci intermittenti, scintille e bagliori rari orientano il percorso: come le creature abissali che emettono luce nel buio, anche nelle pratiche culturali più marginali, nei gesti invisibili e nelle parole non dette si annidano intuizioni profonde, micro-utopie capaci di aprire varchi nel presente. 

HELLO DARKNESS è un archivio liquido, permeabile


Custodisce ciò che non si lascia pienamente vedere. BASE sceglie l’abisso come luogo simbolico e postura critica da cui ripensare il proprio programma: una topografia di fratture attive che accoglie saperi situati, prospettive indigene, queer, diasporiche, decoloniali e ancestrali.  

Il programma intreccia arti visive, performance, design speculativo, musica, teoria e pratiche comunitarie in un paesaggio fertile e relazionale. BASE diventa una piattaforma capace di accogliere artist, ricercator e comunità che abitano i margini e generano futuro. 

Attraversare l’oscurità significa riconoscere la profondità come spazio politico e generativo. È da questa soglia, tra superficie e profondità, che possiamo ripensare modalità di relazione, modelli culturali e forme di coesistenza. HELLO DARKNESS apre uno spazio in cui ciò che non è immediatamente visibile diventa materia per immaginare altri modi di progettare, collaborare e abitare il presente. 

HELLO DARKNESS è il nostro contro-incantesimo


In un presente incantato dalla visibilità continua, da esercizi di supremazia e dalla dittatura della prestazione, HELLO DARKNESS rallenta quando si dovrebbe accelerare, abbassa il volume, spegne i riflettori, usa spazi impropri, cerca la contraddizione, indugia quando la regola è andare oltre.  

Creiamo uno spazio in cui non tutto deve essere chiaro, utile, immediatamente traducibile, un luogo in cui l’opacità non è difetto ma condizione, dove il magico opera affidandosi a forze invisibili, a alleanze inattese, a forme di congregazione che sfuggono alla logica dell’individuo e del controllo. Rimettiamo al centro il mistero e l’ambiguità non come mancanze da colmare, ma come forme di sapere attivo, strumenti politici che rendono possibile abitare la complessità senza ridurla. 

HELLO DARKNESS non cancella il buio, ci guarda dentro


È in questa oscurità condivisa che ciò che è stato escluso, invisibile o marginale può tornare a operare come forza generativa, capace di attivare alleanze, immaginari e forme di cura che sfuggono al controllo e aprono, nel presente, la possibilità di altri futuri. 

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