Elisabetta Consonni AND THE COLORED GIRLS SAY: DOO DA DOO DA DOO DA DOO

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musica

Sei mai andat* a sentire un concerto senza la star principale?

And The Colored Girls Say: Doo Da Doo Da Doo Da Doo è un’indagine coreografica sul margine scenico come metafora del margine sociale.

Mettendo in scena l’anonimato delle coriste background nella cultura pop musicale americana, si delinea come un chiaroscuro di corpi e di voci all’ombra della ribalta. È un concerto di voci non in capitolo, di seconde voci, comparse e sfondi. È uno show senza la star, è quello che sta attorno all’oggetto messo a fuoco in un’immagine, è il bianco attorno alle parole scritte. È tutto quello che sta oltre una linea di margine e a cui non è dato entrare nella luminosa zona delle luci della ribalta.

È necessaria un’intenzione precisa per distinguere i cori delle cantanti background di una canzone e isolarli dalla voce principale, così come per notare gli sfondi e tutto ciò che sta attorno ad un oggetto posto al centro e su cui si rivolge la nostra attenzione. È indispensabile attivare quella che l’architetto Juhani Pallasmaa chiama visione periferica, abilità naturale di ciascuno di noi, impigrita però da una secolare educazione alla vista prospettica indirizzata verso un centro-punto di fuga egemonico a cui viene diretta la nostra attenzione. È questa visione periferica che ci fa notare il margine, dove si coltiva il proprio orizzonte nel limite circoscritto di piccoli movimenti e ritmi stabiliti, dove si rimane elementi secondari, controparte di altri protagonisti, accessorio, periferia. È in quel margine che vive un’umanità generativa.

And The Colored Girls Say: Doo Da Doo Da Doo Da Doo (da Walking on the wild side di Lou Reed) è una dichiarazione d’amore verso tutto questo. È un “Elogio del margine” (b.h.)

Bio

Elisabetta Consonni coreografa tutto, essere umani e disumani, oggetti mobili e immobili, mappe, interstizi e gruppi vacanze spaziali. Tesse reti di relazioni, sottili e forti, come il vetro di zucchero. Laureata in Comunicazione con una tesi finale sulla costruzione sociale del corpo nella danza e diplomata al The Place-London, ha poi approfondito la sua ricerca nella performing art vivendo in Olanda (2004-2009) e in Polonia (2013-2015). I suoi lavori mirano a espandere la pratica della coreografia cercando dispositivi performativi per incorporare dinamiche e temi del sociale. Il suo attivismo in ambito sociale e civico, prende la forma artistica di un processo di ricerca (documentato in ergonomicaproject.wordpress.com) che dal 2013 indaga l’uso e il significato sociale dello spazio pubblico e la declinazione delle competenze coreografiche nelle pratiche comunitarie. 

Credits

Ideazione e coreografia | Elisabetta Consonni

Interpreti | Daniele Pennati, Masako Matsushita, Elisabetta Consonni, Susanna Iheme

Assistenza coreografica | Francesco Dalmasso

Disegno luci | Irene Innocenti – Maria Virzì

Consulenza ritmica | Fabrizio Saiu

Costumi | Indetail Lucia Sandrini

Consulenza vocale | Chiara Osella

Produzione | Teatro Grande di Brescia, Aiep-Ariella Vidach

Con il sostegno di | Zona K, Ilinx, theWorkRoom-Fattoria Vittadini, Zona K

  • Durata 45'
  • Apertura porte 15' prima dell'inizio dell'evento
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