L'oscurità come metodo

estratto da ARCANO I / RICERCA
edizione di febbraio 2026 di DESIRESIDE la newsletter di BASE dedicata alla sperimentazione culturale e alla ricerca artistica

di Elisa Ferrari
BASE Head of Cultural Program, Artistic Residencies and Project development

“L’arte è un campo di frizione dentro le infrastrutture della visibilità.”

— Hito Steyerl


La sperimentazione culturale prende forma quando i linguaggi entrano in una zona di instabilità, di ombra, quando le forme smettono di aderire a ciò che già conosciamo e iniziano a interrogare i propri margini.

In questo movimento, la ricerca non si presenta come premessa teorica, ma come forza generativa capace di ridefinire le condizioni stesse del fare. Essa non si limita a precedere l’innovazione, ne costituisce la condizione. Attraverso la ricerca, i linguaggi si trasformano, le pratiche si contaminano, i confini disciplinari si fanno porosi. La sperimentazione emerge così come esercizio critico e generativo, capace di incidere sulle modalità con cui immaginiamo e costruiamo il presente. 

La ricerca artistica si sviluppa in una zona di oscurità che non coincide con una sottrazione di senso, ma con una condizione di densità. È uno spazio in cui le forme non si stabilizzano immediatamente e i linguaggi restano attraversabili, in cui ciò che emerge conserva una parte non del tutto traducibile. In questa sospensione prende corpo un pensiero che assume l’indeterminazione come materia di lavoro e riconosce nella complessità una risorsa epistemica. 

Il presente privilegia ciò che è esposto, calcolabile, reso compatibile con le logiche della misurazione. Ogni pratica è sollecitata a coincidere con la propria descrizione. La ricerca artistica mantiene aperta una zona di irriducibilità, esiste in tensione rispetto ai codici dominanti e custodisce l’eccezione come elemento generativo. 

La fascinazione attraversa oggi infrastrutture tecnologiche, economie dell’attenzione, grammatiche visive. È una forza che organizza desideri e percezioni, orientando il campo del visibile secondo traiettorie spesso invisibili.

In questo paesaggio, la pratica artistica può attivare una forma di contro-incantesimo: un’alterazione della traiettoria percettiva, una deviazione che introduce spessore là dove l’esperienza scorre con eccessiva fluidità e riapre una dimensione critica e condivisa. 

Il contro-incantesimo della ricerca artistica ci invita a “restare con il problema”, per riprendere le parole di Donna Haraway: restare implica durata, responsabilità, prossimità rispetto alla complessità del reale. La ricerca artistica traduce questa postura in pratica, attraversa frontiere disciplinari, intreccia linguaggi eterogenei, espone il processo al rischio della trasformazione. Lo sconfinamento diventa metodo, una modalità attraverso cui il presente può essere abitato nella sua articolazione, senza ridurlo a formula o sintesi prematura. 

Per BASE, pensare la ricerca a partire dall’oscurità significa riconoscere che l’immaginazione non coincide con ciò che è pienamente esposto. Le zone marginali, i territori di frontiera, le soglie tra linguaggi producono forme di conoscenza che non trovano immediata collocazione. 

È in questi interstizi che si genera uno scarto, una vibrazione capace di modificare la percezione del possibile. Attraversare linguaggi differenti diventa una necessità metodologica: restituisce complessità a un tempo inclinato alla riduzione e apre traiettorie non lineari, in cui la deviazione si configura come forma di apprendimento. Una tale concezione della ricerca implica la costruzione di contesti in cui questa densità possa essere abitata senza essere compressa.

La sperimentazione richiede tempo, esposizione al rischio, possibilità di errore; necessita di spazi in cui il processo non sia immediatamente tradotto in risultato, ma possa restare in trasformazione. 

In questo orizzonte, la residenza si configura come soglia e come infrastruttura della ricerca. Non soltanto luogo di produzione, ma ambiente di attraversamento in cui il lavoro può svilupparsi nella sua fase più vulnerabile e generativa.




BASE sceglie di mantenere questo spazio in una condizione di apertura e cura, affinché la complessità non venga semplificata prematuramente e la ricerca artistica possa continuare a interrogare e ridefinire i propri linguaggi. Il lavoro resta permeabile, attraversato da tentativi e riformulazioni, mantenendo il processo in una postura aperta. È in questa densità, nell’attraversamento dell’oscurità, che la sperimentazione continua a ridefinire il campo del possibile. 

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