È uno spazio-laboratorio per 18-20 partecipanti interessat a sperimentare forme di composizione e pratiche performative che esplorano temporalità lunghe e metamorfiche.
Si terrà a BASE il 16.06 (H15-19), 17.06 (H13-17), 19.06 (H15-19) e culminerà sabato 20.06 dalle 18 fino a notte fonda.
È richiesta la disponibilità temporale completa nelle quattro giornate.
La partecipazione è gratuita.

(entro il 25.05)

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“Vorremmo lavorare sulla temporalità – sul tempo e sulla durata.
Che cosa accade a una paura che si dilata?
Al prolungamento indefinito di un’angoscia, al rallentamento di uno scoppio di rabbia?
Vorremo mettere alla prova un’altra temporalità drammaturgica:
meteorologia vs cronologia, una temporalità che non avanza, una temporalità non straight.
Vorremo sperimentare formati temporali molto lunghi che abitano la notte, sprofondare in mondi oscuri, come quelli che stiamo vivendo, ma spostati altrove.
Dormire, uscire, spostare il tempo.

Ci portiamo dietro dei testi, delle parole:
di Alejandra Pizarnik, Monique Wittig, Anne Carson, Layla Martinez, Shelley Jackson.
E nel punto più profondo dell’oscurità, immaginiamo bagliori di altri mondi, altre cosmologie si aprono
– con Wittig e Zeig di Appunti per un dizionario delle amanti diamo appuntamento notturno a popolazioni di cavalle, lupe, leonesse, marmotte e serpente.
Branchi, orde, sciami. Nella notte, sui corpi delle amanti spuntano antenne, peli, pellicce, penne, zampe, artigli, barbe, squame, clitoridi, bocche.

La durata per noi ha a che fare con la resistenza, con la persistenza.
Durare un attimo di più, resistere una notte ancora.

Insieme a Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, metteremo alla prova il tempo:
un tempo che non avanza, ma che abita la notte per spostarla altrove.

della notte so poco
ma di me la notte sembra sapere molto
forse la notte è nulla, e nulla le nostre congetture, e nulla gli esseri che la vivono
ma accade che la notte, ne senta il pianto nelle ossa
un giorno torneremo a essere

— Alejandra Pizarnik, La figlia dell’insonnia

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