Giorgi Papalashvili / Berika
Queer Deities in Migration in residenza a BASE

In residenza dal 24 Agosto 2026

Queer Deities in Migration è un progetto di ricerca e creazione performativa multidisciplinare curato dagli artisti georgiani Giorgi Papalashvili, Uta Bekaia e Dato Koridze, che esplora le relazioni tra identità queer, migrazione, memoria culturale e patrimonio mitologico del Caucaso. Attraverso l’incontro tra arti performative, pratiche visive, costruzione di costumi e maschere e rielaborazione di ritualità ancestrali, il progetto indaga le possibilità dell’arte di dare forma a narrazioni alternative dell’identità, dell’appartenenza e dello sradicamento.

Al centro della ricerca si trova un dialogo tra le esperienze contemporanee di sette persone queer migranti e sette antiche divinità gender-fluid appartenenti alla tradizione mitologica caucasica. Il progetto prende le mosse da una riflessione sulle condizioni di marginalizzazione, discriminazione e migrazione forzata che interessano le comunità LGBTQIA+ dell’area caucasica, mettendole in relazione con un patrimonio culturale e simbolico nel quale la fluidità di genere ha storicamente trovato rappresentazione attraverso figure divine e archetipi mitologici. Questa relazione tra passato e presente permette di rileggere le identità queer non come elementi estranei alle culture di provenienza, ma come espressioni che trovano radici anche nelle loro tradizioni più antiche.

La ricerca artistica si sviluppa così intorno alla possibilità di riappropriarsi di un immaginario culturale e mitologico, trasformandolo in uno strumento contemporaneo di autorappresentazione e autodeterminazione. Le storie individuali delle persone coinvolte entrano in relazione con quelle delle divinità, dando vita a nuove figure ibride nelle quali biografia, memoria, mito e invenzione si sovrappongono. Costumi, maschere, gestualità e azioni rituali assumono un ruolo centrale nel processo creativo, non soltanto come elementi scenici, ma come dispositivi attraverso cui il corpo può attraversare e trasformare le proprie identità, sperimentare nuove forme di presenza e rendere visibili esperienze spesso escluse dalle narrazioni dominanti.

Dal 24 agosto al 13 settembre 2026, BASE Milano ha ospitato in residenza il collettivo artistico, composto da Giorgi Papalashvili, Giorgi Megreshvili, David Koridze, Uta Pata Bekaia e Ismail Pasha-Sade. Il periodo di residenza ha rappresentato una fase di sviluppo e approfondimento della ricerca, offrendo un contesto dedicato alla sperimentazione e alla costruzione di un linguaggio performativo capace di tenere insieme differenti pratiche e sensibilità artistiche.

La residenza ha consentito di concentrare il lavoro sulle relazioni tra dimensione autobiografica e rappresentazione simbolica, approfondendo le potenzialità espressive della performance come luogo di incontro tra corpi, storie e immaginari culturali differenti. Il processo creativo si è sviluppato attraverso l’integrazione di elementi visivi, corporei e rituali, con particolare attenzione alla capacità degli oggetti, degli abiti e delle maschere di diventare strumenti narrativi e di trasformazione. In questa prospettiva, la ricerca non si è limitata alla realizzazione di un esito scenico, ma ha valorizzato il processo artistico stesso come spazio di elaborazione collettiva, confronto e produzione di nuovi significati.

L’ospitalità a BASE Milano si inserisce nel più ampio impegno dell’organizzazione a sostenere la mobilità artistica internazionale, la ricerca interdisciplinare e le pratiche culturali capaci di interrogare le trasformazioni sociali contemporanee. La residenza ha rappresentato un’occasione per accogliere e valorizzare prospettive artistiche provenienti da contesti geografici e culturali differenti, contribuendo alla circolazione di linguaggi e narrazioni che affrontano questioni centrali nel dibattito contemporaneo, quali il diritto all’autodeterminazione, la libertà di espressione, la pluralità delle identità e il rapporto tra appartenenza culturale ed esperienza migratoria.

Particolare rilevanza assume, in questo senso, la dimensione della migrazione, intesa non soltanto come esperienza di allontanamento dal proprio territorio di origine, ma anche come processo di ridefinizione dei legami con la memoria, la lingua, la tradizione e la comunità. Attraverso il recupero e la reinterpretazione delle figure mitologiche caucasiche, Queer Deities in Migration propone una riflessione sulla possibilità di ricostruire un senso di appartenenza anche a partire da esperienze di discontinuità, esclusione e diaspora. La performance diventa così uno spazio in cui immaginare nuove genealogie, riconoscere identità plurali e restituire visibilità a storie e soggettività spesso marginalizzate.

Il 12 settembre 2026, il percorso di ricerca ha trovato un momento di restituzione pubblica all’interno di FAROUT Live Arts Festival, il festival dedicato alle arti performative contemporanee promosso da BASE Milano. La presentazione ha consentito di condividere con il pubblico gli esiti della sperimentazione sviluppata durante la residenza, collocando il progetto in un contesto di programmazione internazionale orientato all’esplorazione di nuovi linguaggi artistici e alla riflessione critica sul presente.

L’inserimento nel programma di FAROUT ha costituito un’importante opportunità di incontro tra la ricerca del collettivo e il pubblico del festival, ampliando la possibilità di confronto intorno alle tematiche affrontate dal progetto. La restituzione ha inoltre permesso di valorizzare la continuità tra il lavoro di residenza, inteso come tempo protetto di sperimentazione e produzione, e la sua apertura alla dimensione pubblica, nella quale le pratiche artistiche possono generare occasioni di conoscenza, sensibilizzazione e dialogo interculturale.

La ricerca è stata sostenuta dalla Commissione Europea e dal Goethe-Institut nell’ambito di Culture Moves Europe, programma europeo dedicato alla mobilità internazionale di artisti e professionisti della cultura. Il sostegno ha contribuito a rendere possibile un percorso di scambio e produzione artistica transnazionale, favorendo l’incontro tra differenti contesti culturali e rafforzando il ruolo della mobilità come strumento di crescita professionale, sperimentazione e cooperazione internazionale.

Nel suo complesso, la residenza di Queer Deities in Migration ha contribuito agli obiettivi di BASE Milano di promuovere la ricerca artistica come spazio di libertà, sperimentazione e costruzione di nuove rappresentazioni culturali, sostenendo pratiche capaci di mettere in discussione le narrazioni consolidate e di dare visibilità a esperienze e identità sottorappresentate. Il progetto ha inoltre evidenziato il valore delle residenze artistiche come infrastrutture di sostegno alla creazione contemporanea: non soltanto luoghi destinati alla produzione di opere, ma contesti in cui sviluppare relazioni, elaborare conoscenze e favorire l’incontro tra discipline, comunità e immaginari differenti.