L* ragazz* di Not A Real Job ↗ — il percorso di 2 anni di ricerca, mentoring e produzione per artist* e collettivi UNDER30 ↗ progettato da BASE e Zona K — hanno trascorso una settimana in residenza negli spazi di BASE per sviluppare la loro ricerca.

Marco Bertani con Balletti a pagamento.
Una performance di danza per spazi urbani che, partendo dalla pratica dell’artista di strada, costruisce un dispositivo drammaturgico semplice e diretto, basato sull’incontro, sullo scambio e sull’esposizione del corpo nello spazio pubblico.

Micol Buffo con Unlucky Wishes.
Una ricerca sulle possibilità che continuano ad abitare la materia. Attraverso una costellazione di tabernacoli contemporanei, il progetto trasforma lo spazio pubblico in un luogo di custodia, dove gli oggetti cessano di essere semplici cose e diventano tracce di identità, desideri e vite possibili. Una casa diffusa dedicata a ciò che il tempo non cancella, ma trasforma.

Rebecca Momoli con Miss Italiano!.
Una ricerca artistica e politica sulla giustizia sessuale come pratica collettiva di trasformazione della cultura dello stupro in Italia. Il progetto nasce dall’urgenza di sperimentare forme alternative di giustizia per le persone sopravviventi, a partire dalle esperienze vissute e al di fuori delle istituzioni.

Chiara Antonelli con For a Fire Constellation (FFC).
Una ricerca artistica che indaga il fuoco come fenomeno politico, sociale e relazionale, mettendo in luce le pratiche di resistenza, cura e trasformazione che emergono attorno ad esso. Attraverso archivi, installazioni, incontri e dispositivi partecipativi, il progetto crea spazi di riflessione critica su temi di attualità spesso marginalizzati o invisibilizzati.

Rocìo Wanka con Wasi.Casa.
Il progetto esplora il lutto migratorio come esperienza sia personale che collettiva, raccontando la lontananza, il bisogno di casa e la trasformazione dell’identità. Attraverso corpo, suono e immagine, si intende trasformare memoria e distanza in performance. L’obiettivo è creare uno spazio sensibile dove nostalgia e frattura culturale possano emergere come esperienze emotive condivise, rivolgendosi a persone con background migratorio e a chi ha vissuto la mancanza di casa come spazio emotivo.

ATYPIC (Maya L. Castellini & Silvia Olivetto).
Un progetto che nasce da ciò che è rotto. Dalla crepa, dalla mancanza di senso, dall’impossibilità di riparare. Finché un oggetto funziona, non lo vediamo. Scivola via, invisibile, dentro il ritmo continuo dell’uso. È solo quando si rompe che smette di essere strumento e diventa presenza. Qualcosa che occupa spazio, che chiede attenzione, che esiste al di fuori della sua utilità.