Prendendo avvio dalla propria esperienza di persona disabile non autonoma, Sammarco porta avanti una ricerca sensibile e radicale sul concetto di “autonomia dipendente”, ispirata dai pensieri di Edgar Morin e Zygmunt Bauman. Lungi dal concepire la dipendenza come limite o mancanza, l’artista la trasforma in un codice poetico e generativo.
Come affermato dalla stessa autrice: “La matassa diventa simbolo della nostra condizione: interconnessa e irrimediabilmente legata a ciò che è stato, che è e che sarà.” DEEPandDANCE è un’opera in divenire, un’azione danzata e tessuta in cui non esiste un principio né una fine, solo continui movimenti di appoggio e crollo, intreccio e distacco, visibilità e scomparsa. Il groviglio, da ostacolo, si fa linguaggio e forma di esistenza.
Cecilia Sammarco, classe 1989, è una visual artist che vive e lavora a Roma. Le sue
opere combinano folklore, miti e simbologia, in chiave contemporanea, mescolando i
linguaggi dell’arte, della musica e dell’architettura. Esplora in maniera inedita i temi
dell’autonomia, della scoperta di sé, dell’identità e dell’esistenza, celebrando l’intensità e la
bellezza della vita con ogni pennellata. Nei suoi lavori ritroviamo un dialogo intenso tra storia
personale e vicende collettive, tra memoria ed eredità, culture vicine e lontane, passato e
presente, misticismo e quotidianità. Nel 2019, dopo una lesione midollare, l’artista inizia a
dipingere con le mani paralizzate attraverso l’ausilio di una fascetta.
Sammarco ha collaborato con numerose realtà internazionali, da istituzioni culturali a gallerie fino a brand e
marchi di diverso genere tra cui l’Istituto Italiano di Cultura a Bogotà, Outsider Art Fair, Condé
Nast, Vogue Italia, Il Sole 24ORE, La Repubblica, UNIQLO, TEDx e molti altri ancora – segno che la sua voce creativa è riconosciuta tanto nei circuiti dell’arte, quanto in quelli commerciali ed editoriali.