A partire dalla propria esperienza di persona disabile non autonoma, Cecilia Sammarco porta avanti una ricerca sensibile e radicale sul concetto di “autonomia dipendente”, ispirata dai pensieri di Edgar Morin e Zygmunt Bauman. Lungi dal concepire la dipendenza come limite o mancanza, questa artista la trasforma in un codice poetico e generativo. Nell’opera installazione DEEPandDANCE il corpo non è isolato ma attraversato da relazioni, reti, sostegni. È trappola e rifugio, organismo vivo in cui i confini fra sé e l’altr si dissolvono.
“La matassa diventa simbolo della nostra condizione: interconnessa e irrimediabilmente legata a ciò che è stato, che è e che sarà.”